Studi di settore in declino.

Posted by on set 2, 2014 in aziende, imprenditoria giovanile | 0 comments

Studi di settore in declino.

La stagione degli studi di settore sta volgendo al termine. La stessa amministrazione finanziaria non ci crede più e sembra orientata a ridimensionarli.

I numeri parlano chiaro. Sui redditi 2006 e 2007 furono oltre 600 mila le partite Iva che decisero di integrare i ricavi dichiarati per allinearli a quelli richiesti da Gerico, il software che dovrebbe essere in grado di determinare un reddito medio per certe categorie di attività. In quegli anni l’amministrazione finanziaria faceva sentire il fiato sul collo dei contribuenti in modo molto insistente, con oltre 100 mila controlli a tappeto effettuati sulle stesse categorie. Ma nel 2008 una circolare dell’Agenzia delle entrate prendeva atto che i risultati degli studi di settore costituiscono una presunzione semplice, insufficiente a giustificare, da sola, un accertamento tributario. In quell’anno i controlli brevi scendevano a 77 mila, per ridursi a 35 mila nell’anno seguente. In parallelo scendeva anche il numero dei contribuenti che sceglievano di adeguarsi: 520 mila nel 2008, 420 mila nel 2009. L’ultimo dato disponibile, quello del 2012, registra una ulteriore riduzione dei contribuenti congrui per adeguamento in dichiarazione, scesi a 330 mila.

Nei piani alti di via Cristoforo Colombo, la sede centrale dell’Agenzia delle entrate, si fa sempre più insistente la voce che narra di una volontà di ridurre in modo consistente il numero delle categorie soggette agli studi di settore. Si passerebbe dalle attuali 205 a poco più di un centinaio. Fuori tutti i professionisti, un insieme di contribuenti per i quali stimare un reddito presunto si è rivelato più difficile del previsto. Fuori anche tutte le categorie con un minor numero di imprese coinvolte. Rimarrebbero quei settori, come bar, ristoranti, edilizia leggera, dove Gerico sembra aver svolto in modo sufficiente il suo compito. Per gli altri si tornerebbe agli accertamenti basati sulle vecchie metodologie di controllo, opportunamente aggiornate. Per molte imprese non sarà una bella notizia. Se gli studi di settore erano una spina nel fianco che costringeva a fare scelte anche dolorose per comprare la pace fiscale, la mancanza farà saltare ogni tetto al valore massimo degli accertamenti. Renderà le verifiche meno prevedibili e i risultati di queste si trasformeranno in percentuali massicce in contenzioso.

FONTE: Italiaoggi